Oración , Preghiera , Priére , Prayer , Gebet , Oratio, Oração de Jesus

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CATECISMO DA IGREJA CATÓLICA:
2666. Mas o nome que tudo encerra é o que o Filho de Deus recebe na sua encarnação: JESUS. O nome divino é indizível para lábios humanos mas, ao assumir a nossa humanidade, o Verbo de Deus comunica-no-lo e nós podemos invocá-lo: «Jesus», « YHWH salva» . O nome de Jesus contém tudo: Deus e o homem e toda a economia da criação e da salvação. Rezar «Jesus» é invocá-Lo, chamá-Lo a nós. O seu nome é o único que contém a presença que significa. Jesus é o Ressuscitado, e todo aquele que invocar o seu nome, acolhe o Filho de Deus que o amou e por ele Se entregou.
2667. Esta invocação de fé tão simples foi desenvolvida na tradição da oração sob as mais variadas formas, tanto no Oriente como no Ocidente. A formulação mais habitual, transmitida pelos espirituais do Sinai, da Síria e de Athos, é a invocação: «Jesus, Cristo, Filho de Deus, Senhor, tende piedade de nós, pecadores!». Ela conjuga o hino cristológico de Fl 2, 6-11 com a invocação do publicano e dos mendigos da luz (14). Por ela, o coração sintoniza com a miséria dos homens e com a misericórdia do seu Salvador.
2668. A invocação do santo Nome de Jesus é o caminho mais simples da oração contínua. Muitas vezes repetida por um coração humildemente atento, não se dispersa num «mar de palavras», mas «guarda a Palavra e produz fruto pela constância». E é possível «em todo o tempo», porque não constitui uma ocupação a par de outra, mas é a ocupação única, a de amar a Deus, que anima e transfigura toda a acção em Cristo Jesus.

terça-feira, 13 de dezembro de 2011

NIL SORSKIJ LA PREGHIERA DI GESU'

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NIL SORSKIJ
LA PREGHIERA DI GESU'



Sulla nostra lotta contro le passioni e come vincerle con la memoria di Dio, la custodia del cuore, cioè con la preghiera e la tranquillità  della mente e come attuare questo stato

I  Padri offrono dei precetti che permettono al monaco di opporsi al nemico con una forza proporzionale alla sua azione, poiché da essa dipende la vittoria o la sconfitta spirituale. Più semplicemente: dobbiamo opporci ai pensieri diabolici con tutte le nostre forze. Da questa lotta verranno le corone oppure i castighi, le corone con la vittoria e i castighi invece per il peccatore che durante la vita non si sarà pentito.
Secondo le parole di Pietro Damasceno, « il peccato che merita il castigo è quello di chi porta a compimento un pensiero; quelli che lottano duramente invece e che nel mezzo di un violento combattimento contro il nemico non soccombono, si intrecciano le corone più luminose »
La lotta migliore, la più carica di speranze è forse quella che spezza il pensiero, l'assalto del nemico fin da principio e custodisce la preghiera incessante. Chi infatti si oppone al primo pensiero, cioè all'assalto dei pensieri, costui si può dire che mette fine ad ogni ulteriore azione di quel pensiero. Il monaco prudente fa morire la madre stessa di questa spregevole stirpe, cioè l'assalto diabolico del primo pensiero, hanno detto i Padri. E ancora, al momento della preghiera bisogna portare la mente ad una disposizione tale che sia sorda e muta, come diceva san Nilo Sinaita , bisogna avere il cuore libero da ogni pensiero, persino da quelli che sembrano buoni, come diceva Esichio di Gerusalemme. E’ risaputo che una volta ammessi i pensieri buoni, privi di passioni, seguono anche i pensieri cattivi e colmi di passioni; l'ingresso dei primi apre la porta ai secondi. Bisogna dunque ritrarsi con tutte le proprie forze da questi pensieri che fingono d'esser retti per guardare costantemente e senza impedimenti nel profondo del proprio cuore ed esclamare: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, pronunciando questa preghiera a volte per intero, a volte solo a metà: Signore Gesù Cristo  abbi pietà di me, oppure Figlio di Dio, abbi pietà di me, come sarà più opportuno per i principianti, insegna san Gregorio Sinaita. Non bisogna però cambiare troppo spesso le parole della preghiera. Dopo aver recitato le parole: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, i Padri aggiungono anche la parola peccatore. Ciò è gradito al Signore Dio e particolarmente utile per noi peccatori.
Fa' salire con assiduità questa invocazione, sia quando sei in piedi che quando sei seduto o coricato, fa' salire questa invocazione racchiudendo la mente nel cuore e, per essere interiormente libero, trattieni per quanto possibile il tuo respiro, in modo da non respirare troppo rapidamente, come insegna Simeone il Nuovo Teologo. Gregorio Sinaita dice: « Invoca il Signore Gesù con tutto il cuore, con pazienza, costanza, perseveranza, scacciando ogni pensiero ». Quanto giovi per la concentrazione della mente nella preghiera trattenere il respiro e non respirare rapidamente, lo dimostrerà ben presto l'esperienza stessa, dicono i Padri.
Se non puoi pregare nel silenzio del cuore e senza pensieri, e se vedi che questi proliferano nella tua mente, non perderti d'animo e custodisci la preghiera senza preoccupartene. San Gregorio Sinaita, sapendo perfettamente che per noi peccatori è impossibile vincere i pensieri diabolici, ha detto: "Nessun principiante custodirà la sua mente, né scaccerà i pensieri, se Dio stesso non la custodisce e non scaccia i pensieri. Soltanto i forti e quelli che molto  hanno progredito nell'attività spirituale sono in grado di custodire la mente e di scacciare i pensieri e anch'essi non li scacciano con le loro forze, ma in questa lotta combattono con Dio e armati della sua grazia"
Tu dunque, dopo aver visto l'impurità degli spiriti malvagi, cioè l'impurità dei pensieri che prosperano nella tua mente, non spaventarti e non turbarti. E se cominciano a presentarsi a te, qualunque sia l'apparente bontà del loro oggetto, non prestar loro attenzione, ma, per quanto possibile, trattieni il tuo respirò e racchiudi la tua mente nel cuore. E invoca spesso e con assiduità il Signore Gesù al modo di un'arma. Tutti i pensieri, bruciando al nome divino del Signore Gesù come sul fuoco, se ne fuggiranno invisibilmente .
Se dopo tutto questo i pensieri non cessano di assalirti e di spegnere il tuo ardore, allora alzati e prega e poi continua con fermezza il tuo compito primo che è quello di ricorrere al nome di Gesù racchiudendo la mente nel cuore. Ma quando i pensieri, anche dopo le preghiere dette per combatterli, diventano sfrenati e ti assalgono al punto che è impossibile custodire la mente nel cuore, allora devi pronunciare la preghiera con le labbra e ripeterla senza sosta, a lungo, con forza e pazienza. Se ti senti debole e scoraggiato, chiama Dio in tuo aiuto, costringiti con tutte le forze; non tralasciare la preghiera e con l'aiuto di Dio tutto questo scomparirà subito. Infine, quando la mente trova la pace e si libera dalla schiavitù dei pensieri, allora fa' nuovamente attenzione al tuo cuore, compiendo la tua preghiera con il cuore e con la mente; molteplici, infatti, sono gli esercizi e le opere della virtù ma paragonati a tale sobrietà del cuore non sono che piccola cosa. La preghiera del cuore è la fonte di ogni bene; come gli orti sono uniti tra di loro dall'acqua che li irriga, così essa unisce l'anima, dice Gregorio Sinaita. Beato l'uomo che ha capito gli scritti dei Padri pneumatofori e che, seguendoli, decide di consacrarsi con grande vigilanza alla preghiera, mettendo a tacere in quel momento ogni pensiero, non soltanto quelli cattivi, ma anche quelli che hanno la parvenza del bene e raggiungendo in questo modo il silenzio perfetto, anche del pensiero, poiché la preghiera sta al vertice di ogni ascesi.
"L'esichia è cercare il Signore nel proprio cuore, cioè attraverso la mente custodire il proprio cuore nella preghiera ed occuparsi esclusivamente di questo".
La custodia della mente nel cuore, una volta allontanati tutti i pensieri, resta un'opera molto difficile finchè non se ne è acquisita l'abitudine, non soltanto per i principianti, ma anche per 
tutti quelli che, nonostante un lungo sforzo, non hanno né raggiunto né ancora sentito nel loro cuore la dolcezza piena di grazia della preghiera. E’ provato dall'esperienza che l'esercizio della preghiera con la mente è una grande e dura ascesi, ma chi ha ottenuto la grazia prega senza sforzo e con amore. « Quando la preghiera esercita la sua influenza, allora questa influenza raccoglie perfettamente la mente in se stessa, la rende docile e libera da ogni schiavitù », dice san Gregorio Sinaita.  Per questo bisogna rimanere pazientemente in preghiera quanto più a lungo è possibile, allontanandosi da ogni pensiero, e non alzarsi per la salmodia prima del tempo.
« Quando stai seduto a pregare sii paziente, secondo la parola dell'Apostolo: Siate perseveranti nella preghiera. E non devi alzarti troppo presto, anche se avverti la sofferenza e la fatica della mente. Con gemito e pianto interiore ricorda la parola profetica. Mi hanno preso i dolori come una partoriente ».  Ricorda anche sant'Efrem che ci insegna: « Sopporta con dolore per sfuggire i vani dolori della sofferenza »  E ancora, Gregorio Sinaita ci chiede di perseverare a lungo nella preghiera: « Con la testa e il collo piegati, invoca con fervore l'aiuto del Signore Gesù, restando chinato con la mente raccolta nel cuore, se solo esso si è aperto ». E ricorda la parola del Signore: "Come è difficile entrare nel Regno dei Cieli! Solo i violenti se ne impadroniscono!".  Secondo il commento di Gregorio, con le parole « difficile » e « violenti » il Signore vuole indicare uno sforzo estremo e una penosa fatica. Quando dunque la mente è spossata per la tensione e non ne può più, e quando il corpo e il cuore provano dolore per la loro fervente e incessante invocazione del Signore Gesù, allora canta i salmi, per avere un pò di tregua e riposo.
Questo è il grado più alto dell'attività spirituale e questo è l'insegnamento dei sapienti per tutti i monaci, sia per i solitari che per quanti hanno dei discepoli.
« Se hai presso di te un discepolo fedele, dica lui i salmi e tu bada al tuo cuore ». Così san Gregorio, che ha percorso la via spirituale e ne ha una profonda conoscenza, ci chiede di consacrarci con ogni sollecitudine alla preghiera della mente, di ricorrere ai salmi per scacciare la tristezza, di recitare i tropari di penitenza, ma senza cantarli, secondo la parola di Giovanni Climaco: "Non li canti". Basta loro, per averne letizia, la fatica del cuore, quel dolore frutto di pietà, e il calore spirituale che è dato loro perché ne abbiano gioia e consolazione » come dice san Marco.  Prescrive anche di aggiungere un Trisaghion a questa salmodia, o un Kathisma, e sempre l'alleluia, come hanno prescritto gli antichi padri Barsanufio Diadoco e gli altri
Per quanto riguarda la regola di Crisostomo cui si ricorre per ordinare la propria attività spirituale: un tempo per la preghiera, un tempo per la lettura, un tempo per la salmodia, e trascorrere così la giornata, è una regola buona, perché tiene conto del tempo, della misura e della forza del monaco. A te decidere: attenerti alla distribuzione del Crisostomo oppure preoccuparti instancabilmente di essere sempre intento all'opera di Dio, nella preghiera spirituale.
Quando, per grazia di Dio, si assapora la dolcezza della preghiera e questa esercita la sua influenza sul cuore, allora san Gregorio Sinaita chiede di dedicarvisi nuovamente: « Quando vedi, dice, che la preghiera agisce nel tuo cuore e non cessa di operare in esso, non lasciarla e non alzarti per recitare i salmi, fintanto che, per disposizione divina, non sia essa stessa a lasciarti. Se abbandoni Dio dentro di te per metterti a chiamarlo al di fuori, lasci le vette per volgerti a terra, abbandoni la preghiera e allora la tua mente perde la quiete, mentre il silenzio esicasta, come dice il suo nome, per esser custodito esige che la mente sia in pace e in tranquillo riposo. Dio è la pace estranea ad ogni confusione e inquietudine ». Ma per non essere sedotto durante l'opera della preghiera spirituale non accogliere in te alcuna rappresentazione, alcuna immagine o visione poichè quelle nubi, cioè i grandi sogni e gli altri moti, non cessano neppure quando la mente sta nel cuore e compie la sua preghiera e nessuno è in grado di dominarle se non quelli che hanno raggiunto la perfezione per la grazia dello Spirito santo e quelli che hanno acquistato la saldezza della mente per mezzo di Gesù Cristo.
Ma a chi non sa praticare la preghiera spirituale, che secondo la parola di Giovanni Climaco è la fonte delle virtù e le irriga come un giardino spirituale, conviene recitare i salmi a lungo e cambiare spesso l'attività spirituale [...] Del resto i Padri hanno detto che la salmodia deve essere compiuta con misura e che al di sopra di ogni cosa bisogna dedicarsi alla preghiera. Ma quando si comincia a disperdersi nell'ozio, bisogna recitate i salmi oppure leggere la vita e le opere dei Padri. Una barca infatti non ha bisogno di remi quando il vento la porta e le fa attraversare l'oceano delle passioni, ma se il vento cessa, la barca si ferma e allora bisogna adoperare i remi, oppure un'altra barca più piccola per arrivare alla meta.
Alcuni, volendo discutere, citano i santi Padri o alcuni monaci odierni, dicendo che essi fanno lunghe veglie in piedi tutta la notte recitando i salmi ininterrottamente.
Ma a questi san Gregorio Sinaita chiede che si risponda con la Scrittura: « Non tutto è perfettamente compiuto da tutti, per scarso zelo e povertà di forze, ma quello che è piccola cosa per i grandi, non sempre è poco, e quello che è grande per i piccoli, non sempre è perfetto. I monaci, oggi come un tempo, non hanno seguito tutti una sola e medesima via, né l'hanno compiuta tutti fino alla fine».
A quelli poi che hanno fatto grandi progressi e a coloro ai quali fu concessa l'illuminazione, quel che si addice, afferma lo stesso padre, non è la recita dei salmi, ma il silenzio, la preghiera incessante e la contemplazione; essi sono uniti a Dio e non devono strappare la loro mente a Dio per sottometterla alla dissipazione. La loro mente è adultera quando si allontana dal ricordo di Dio custodito mediante la preghiera incessante per lasciarsi eccessivamente distrarre da cose di poca importanza.
Sant'Isacco il Siro, che ebbe esperienza di uno stato tanto elevato, scrive che quando sopraggiunge questa indicibile gioia spirituale, essa recide subitamente la preghiera sulle labbra per ché in quel momento è come se le labbra e la lingua si paralizzassero, e insieme anche il cuore, custode dei pensieri, e la mente, madre dei sentimenti, e il pensiero, veloce uccello audace.  Il pensiero allora non possiede più né preghiera né volontà propria, ma è diretto da un'altra forza, è tenuto in misteriosa schiavitù e dimora in ciò che è inesprimibile in concetti e che esso stesso non conosce. E' questo quello che viene detto smarrimento o visione della preghiera, ma non è la preghiera propriamente detta perchè la mente allora è già al di sopra della preghiera [...] secondo la parola dell'Apostolo: Se nel corpo non lo so, se fuori del corpo non lo so, lo sa Dio.  Sant'Isacco paragona la preghiera a un seme e questo stato alla raccolta dei covoni. Colui che miete è sorpreso da ineffabile visione. Le vili e spoglie sementi che ha seminato sono apparse all'improvviso davanti a lui come spighe mature. Questa è la preghiera perché solo da essa proviene quel dono indicibile consegnato ai santi e di cui nessuno può determinare il nome. Quando, grazie all'attività spirituale, l'anima si avvicina al divino e tramite un'imperscrutabile unione diventa simile alla Divinità, risplende nei suoi moti del raggio della luce che viene dall'alto, e quando la mente è resa degna di percepire la beatitudine futura, allora l'anima dimentica se stessa ed ogni effimera realtà terrena e non avverte più eccitamento alcuno; in essa si leva una gioia indicibile, freme nel suo cuore un'indescrivibile dolcezza, il corpo stesso se ne sazia. L'uomo allora dimentica non soltanto la passione, ma anche la sua stessa vita, e pensa che. il regno dei cieli non consista in nient'altro che in questo stato. Qui sperimenta che l'amore di Dio è più dolce della vita e che l'intelligenza secondo Dio, dalla quale nasce l'amore, è più dolce del miele e del succo dei favi.
« Cosa mirabile! esclama Simeone il Nuovo Teologo Quale parola potrà mai esprimerla poiché in verità è cosa che desta timore e inesprimibile a parole! Vedo la luce che il mondo non conosce e, seduto nella mia cella, vedo dentro di me il Creatore del mondo, converso con lui, lo amo, mi nutro della sola contemplazione di Dio, e unito a lui, attraverso i cieli. Dove sia allora il mio corpo io non lo so. Il Signore mi ama e mi accoglie nel suo seno, mi nasconde tra le sue braccia. Colui che è nei cieli è nel mio cuore, lo vedo qui e là. Il Signore mi fa apparire non soltanto uguale agli angeli, ma più grande di loro, giacché quanto è per essi invisibile e inaccessibile, si rende visibile a me e si unisce al mio essere. E quanto annuncia l'Apostolo: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di carne ». E fintanto che si permane in questo stato, non soltanto non si vuole abbandonare la propria cella, ma si vorrebbe nascondersi nel profondo della terra, e lì fuori dal mondo intero, contemplare il proprio immortale Signore e Creatore. E così pure sant'Isacco afferma che quando nell'uomo il velo delle passioni è strappato dagli occhi della mente ed egli vede l'indicibile gloria divina, la sua mente si innalza subito sino a provare timore e se Dio non ponesse un termine in questa vita a tale stato, per quanto a lungo durasse, fosse anche tutta la vita, quest' uomo non vorrebbe mai uscire da questa mirabile visione. Ma Dio, nella sua misericordia, dispone che a tempo dovuto la sua grazia diminuisca nei santi perché essi possano anche prodigarsi per i fratelli nel servizio della parola, insegnando loro il timore di Dio, poiché, come dice Macario il Grande: « Se uno ricevesse una grazia simile, e fosse costantemente stretto dalla dolcezza di queste visioni miracolose, non potrebbe più sentire nulla di questo mondo, né parlare, nè adempiere il ministero della parola, né dedicarsi alla minima occupazione ».    Quelli che in questo corpo mortale hanno gustato una volta il cibo immortale e sono stati ammessi, anche se parzialmente in questo mondo fugace, a quella gioia preparata per noi nella patria celeste, non possono più attaccarsi alle bellezze di questo mondo né temere ciò che è triste o crudele, ma con l'Apostolo osano gridare: "Nulla potrà separarci dall’ amore di Dio".
E tutto questo, dice sant'Isacco, accade a chi ha visto simili cose e le ha sentite in se stesso dopo aver raggiunto questo dono sotto la guida dei Padri e dopo molti sforzi e fervorosa fatica. Quanto a noi, miseri, siamo colpevoli di molti peccati e ricolmi di passioni; non meriteremmo dunque di sentir parlare di tali cose, ma confidando nella grazia di Dio, ho osato scrivere qualche parola tratta dalle opere dei Padri pneumatofori perché sappiamo, anche solo imperfettamente, a qual punto siamo decaduti e quanto siamo folli nell'attaccarci e nel dedicarci al mondo di quaggiù, ammassando beni materiali, preoccupandoci e turbandoci per essi, cosa che fa torto alle nostre anime. Da tutto questo traiamo gloria, lo stimiamo cosa buona!  Ma guai a noi! Non comprendiamo la dignità delle nostre anime, ignoriamo a quale vita siamo chiamati, dice sant'Isacco. La nostra vita terrena, le sue tribolazioni, i suoi beni materiali, la sua quiete appaiono ai nostri occhi come qualcosa d'importante; quanto alla vita secondo lo spirito, noi che siamo sprofondati nell'ozio, nelle seduzioni del mondo e nella negligenza, ne parliamo come se fosse riservata ai santi del tempo passato. [...] Ma quelli che, pieni di zelo, si pentono, cercano Dio con amore e timore e guardano a lui solo, seguendo i suoi comandamenti, questi il Signore li accoglie, fa loro misericordia, dona loro la sua grazia e li rende saldi. Tutta la divina Scrittura ce lo attesta. Molti Padri, un tempo, percorsero questa via e vi condussero i loro fratelli. Soltanto oggi questo non avviene più per mancanza di guide. Ma colui che si è interamente consacrato all'opera di Dio è ammaestrato e guidato dalla grazia divina ora e sempre. Quanto a quelli che non vogliono praticare l'ascesi e vanamente sostengono che nel nostro tempo Dio non concede più le grazie che dava una volta, questi l'Apostolo li chiama sedotti e seduttori di altri. Ce ne sono fra di essi alcuni che nemmeno vogliono sentir parlare dell'opera della grazia nei nostri giorni. Gregorio Sinaita li dice ottenebrati da grande insensibilità, ignoranza e mancanza di fede.
Noi dunque che abbiamo appreso queste cose dalle sante Scritture, se desideriamo dedicarci assiduamente all'opera di Dio, allontaniamoci, per quanto e possibile dalla vanità di questo mondo, fatichiamo per sterminare le passioni, custodiamo il nostro cuore dai pensieri  cattivi e in ogni cosa adempiamo i comandamenti di Dio. Ma per custodire il nostro cuore bisogna avere sempre la preghiera. Questo e il primo gradino della crescita monastica e senza preghiera e impossibile far morire le passioni, dice Simeone il Nuovo Teologo.
 Il tempo più propizio all'opera monastica è la notte. «E’ in particolare durante la notte che il monaco deve esercitarsi nella sua fatica », hanno detto i Padri. Il beato Filoteo diceva che lo spirito si purifica meglio di notte. E sant'Isacco dice: « Ogni preghiera che innalziamo di notte considerala più importante di tutte le opere del giorno. Quel senso di dolcezza accordato durante il giorno a chi digiuna, proviene dalla luce procurata dalle opere notturne dei monaci solitari ». Uguale insegnamento ci danno gli altri santi. Per questo san Giovanni Climaco dice: "Soprattutto di notte dedicati alla preghiera" [...] Ma bisogna anche ricordare che «l'abbondanza di parole, come dice sempre Giovanni Climaco, spesso disperde la mente durante il tempo della preghiera, mentre poche parole la raccolgono ». « Quando sei distratto nei tuoi pensieri, dedicati soprattutto alla lettura », ha detto sant'Isacco. Allo stesso modo l'angelo comandò ad Antonio il Grande: « Quando il tuo spirito si disperde, dedicati ancor di più alla preghiera o al lavoro manuale».
Ai principianti, quando sono assaliti dai pensieri, è molto utile qualche lavoro manuale unito alla preghiera, oppure un servizio, un'occupazione svolta per obbedienza; questa è per loro un'assoluta necessità se sono tormentati da pensieri di tristezza e di acedia, ci insegnano i Padri.
Sant'Esichio di Gerusalemme propone per questa attività spirituale quattro mezzi:  1) vegliare  sui pensieri che ci assalgono, cioè osservarli, vigilare su di essi e respingerli fin dal principio; 2) custodire il proprio cuore in profondità, liberandolo da ogni pensiero e 3) pregare; invocare l'aiuto del Cristo Signore; 4) custodire il ricordo della  morte. Tutto questo impedisce l'accesso ai cattivi  pensieri e ciascuno di questi mezzi, utilizzato separatamente, si chiama sobrietà della mente e attività spirituale.
Attento a questi insegnamenti, ciascuno di noi combatta nel modo che più gli si addice.

 PREGHIERA 
Del santo starec Nil, preghiera e ringraziamento al Signore nostro Dio per manifestare il pentimento e riconoscere e confessare i nostri peccati e le nostre passioni.
Dio grande e tremendo, Dio forte che tutto puoi, tu non hai né principio ne' fine, ineffabile, inconoscibile, insondabile, Re di tutti i re e Signore
di tutti i signori
hai creato, custodito, conservato tutte le cose visibili e invisibili. Tu che sei unico, mirabile e sapientissimo in tutte le tue opere, tu che sei nei cieli e al tempo stesso invisibile in mezzo a noi non solo mediante le tue opere, la tua volontà, la tua potenza ma anche per mezzo della tua essenza e della tua natura, tu sei dappertutto e tutto ascolti e vedi  e comprendi.
Non ti sono nascoste le opere dell'uomo, le parole, i pensieri, il più piccolo movimento del cuore
Tutto conosci e tutto sai.
Non vi è sulla terra altro peccatore all'infuori di me, né mai v'è stato peccatore simile a me dal tempo di Adamo fino ad oggi.
Dall'infanzia fino ad oggi non ho trascorso una sola ora, un solo istante
senza disobbedire alla tua legge.
Ho macchiato la mia anima, ho macchiato tutte le membra del mio corpo,
sempre ho vissuto nel peccato.
Perciò temo e tremo all'avvicinarsi dell'ora amara della morte e del tuo giusto giudizio e dinanzi ai severi e amari castighi che attendono i peccatori dei quali il più grande sono io  cane maledetto e rabbioso, cane impuro e rognoso. Temo che al momento della morte tu non sopporti la mia tremenda empietà
e mi consegni in preda a intollerabili tentazioni e io finisca allora in perdizione
a gioia del Nemico e a vergogna degli uomini perché sempre, ad ogni istante, aggiungo peccato a peccato. A questi pensieri sono colto da timore
e quasi cedo alla disperazione.
Non so che fare, che dire, come supplicare e invocare il perdono per i miei innumerevoli e gravi peccati.
Tu, Signore Dio, santissimo, magnanimo e misericordioso, lento all'ira e grande nell'amore 
Tu hai detto per bocca del profeta:
« Non voglio la morte del peccatore ma che si converta e viva »  nella tua grande e indicibile misericordia hai istituito per i peccatori la penitenza per il perdono dei peccati la salvezza e la giustificazione.
Tu dici: « Confessa tu i tuoi peccati e io li giustificherò ». Così istruisci e conforti noi peccatori dicendo:
« Confessate al Signore perché è buono. Eterna è la sua misericordia ».
Ispirati dal tuo Spirito buono dissero i nostri santi Padri che non v'è peccato che il tuo amore per gli uomini non possa vincere, purchè vi sia il pentimento. Perciò spero in te faccio penitenza e a te confesso i miei peccati, mio Creatore e mio Dio. Innanzi a Te con animo contrito, non oso parlare per il grande peso delle mie opere malvagie. Temo di contaminare l'aria con le mie parole. Non so che dire, tanti sono i miei peccati. Insensato è ciò che ho detto.
Un peccato è peggiore dell'altro, senza misura ho peccato, non c'è, nella vita, male che io non abbia fatto. Tu, Signore di gloria, a tua immagine e somiglianza mi hai creato, donandomi la grazia dell'immortalità e mi hai dato di vivere e muovermi e parlare. Concedimi di rivolgermi a te, con confidenza, insegnami il parlare e l'agire, perché io possa supplicare la tua misericordia, invocare il perdono delle mie opere malvagie. Spregevole e inutile io sono. Quale male non ho fatto?
Quale peccato non ho impresso nella mia anima e nel mio corpo?
Ho commesso fornicazioni, lussuria e sodomia, omosessualità e onanismo, stupro di giovani, incesto, vizi e azioni vergognose.
Ogni specie di fornicazione ho compiuto nel mio cuore, d'ogni delitto, d'ogni pensiero malvagio mi sono reso colpevole, prigioniero delle catene di Satana:
pensieri d'orgoglio, arroganza, disprezzo dei fratelli, amore del potere, vanagloria, ostentazione e amore del mondo, menzogna, maledizione, falso giuramento, spergiuro, bestemmia, sacrilegi, latrocinio, furto, profanazione di cose sante, torture, omicidi, magia, incantesimi ed eresia, eccessi di cibo e di bevande, presi senza misura, fuori dei pasti,
ad ogni ora, desideri sfrenato di cibi ricercati, schiavitù del ventre e della gola, ubriachezza e orgie, ribellioni  ai genitori fino a provocare la collera, parole vane, lazzi, scherzi, propositi oziosi e incitamento al peccato, calunnia e giudizio temerario, parole dure e contestazioni, parole superflue, malevoli, sconvenienti, atteggiamenti irritanti, risa fino alle lacrime, odio, invidia, meschina gelosia, amore dell'oro e dell'argento, attaccamento alle cose, avarizia e usura. E ancora: egoismo, offese, violenze, vendetta, ribellione, collera, insolenza, furore e risentimento, inganno sottile, adulazione e devozione ipocrita, aridità e durezza di cuore.
E ancora: sonno smodato, pigrizia e negligenza, ogni sorta di azioni, senza numero, in fatti e parole, pensieri vergognosi, empi davanti a Dio e folli ho commesso nella mia dissennatezza. Eccomi passibile d'ogni giudizio, d'ogni condanna poiché sono schiavo del peccato.
Quante volte sono entrato indegnamente nel santuario e nel coro!
Io, indegno, osai partecipare ai sacramenti, ricevere e toccare i vasi sacri. Ancor oggi ho quest'ardire e così in futuro, fino alla morte.
Sempre indegno e colpevole comunico ai santi misteri a mia propria condanna.
Non oso alzare gli occhi, né le palpebre, tanta è la mia vergogna.
Non oso guardare al cielo, insozzo la terra con i miei passi, io indegno del dono della vita!
Lo so, Signore, che non merito di ricevere il perdono dei miei peccati.
Troppo pesante è il fardello delle mie colpe perché ottenga il perdono.
Dove troverò umane colpe paragonabili ai miei peccati? Più grande di quello dei miei progenitori fu il mio peccato, più grande del loro il mio peccato di gola. Fratricida diventai più odioso di Caino, con i miei peccati ho ucciso anima e corpo. Con omicidio peggiore di quello di Lamech, ho colpito il mio spirito con pensieri d'ignominia che mortalmente l'hanno ferito.
Tutta piagata è la mia lingua per le tante parole malvagie.
Con omicidio più infame di quello dei fratelli di Abimelech  ho ucciso a colpi di pietra l'anima mia e ogni membro del mio corpo con passioni impure. Ho commesso più trasgressioni di quanti vissero al tempo del diluvio, mi sono macchiato più brutalmente degli abitanti di Sodoma. Si è indurito il mio cuore dinanzi alle tue parole e alle tue opere più di quello del Faraone e più di quanti mormorarono nel deserto, perché incessante è la mia mormorazione.
A paragone della mia iniquità un nulla è la malvagità dei Niniviti.
Un  nulla l'insensata bestemmia di Rapsachi  su ordine di Sennacherib dinanzi alle mie bestemmie, un nulla i peccati di Manasse a paragone dei miei peccati. Più di ogni altro uomo ho peccato, peggiore di ogni altra creatura. Quelli erano malvagi secondo natura, le mie iniquità sono contro natura, oltre ogni misura.
Sono più impuro delle fiere e delle bestie prive di ragione. Più di loro ho commesso atti insensati, sono più vile dei demoni, io loro schiavo, che come nessun altro faccio la loro volontà. Pieno di stupore per la tua grande, indulgente e benevola pazienza, vedo che la terra non s'apre per inghiottirmi come un tempo Datan e Abiram; poiché più di loro ho peccato.
Vedo che nessun fuoco mi consuma come un tempo i peccatori; poichè più di loro ho peccato. Vedo ancora che non sono consegnato a Satana a mia definitiva perdizione, io, insensato, io impudente che la volontà di Satana ho seguito. Ma tu, misericordioso Salvatore, fino ad oggi con pazienza sopporti la mia scelleratezza
in attesa della mia conversione e del mio pentimento. E io! Io non ho vero pentimento.
O Sventurato! Quale rimedio porre alla mia perversità?
« Chi farà del mio capo una fonte e darà ai miei occhi una fonte di lacrime? »
perché io mi penta e pianga e lavi l'immondezza dei miei peccati. Mai, mai, avrò di che renderli puri, mai nulla di buono ho fatto.
Elemosina e fede lavano i peccati , ma io  mai ho praticato la carità.
Morta è la mia fede, sterile, perché priva di opere.  Il mio cuore non conosce contrizione né compunzione; come sperare di non essere ridotto a nulla dinanzi a te? Se non avessi condannato il fratello, avrei speranza di non essere condannato, da sempre giudico chi pecca, con parole e pensieri, eppure ben peggiore è il mio peccato! Scruto negli altri la minima colpa, delle mie dissimulo la gravità.
Dal mio prossimo esigo obbedienza al più io tutti li rigetto.
In apparenza pio e devoto, nel mio cuore sono abitato da ogni disordine e incoscienza.
Se a volte, per caso, ho fatto qualcosa che aveva un'apparenza di bene,
davanti a te, Signore, non fu che ignominia;
era dovuta a orgoglio e vanagloria e desiderio di piacere agli uomini. 
Nell'incoscienza ho trascorso la mia vita,
con il mio corpo ho servito la vanità del mondo, con le mie azioni sconvenienti ho condotto l'anima mia all'insensibilità. Iniquo a tal punto, mio Dio, mio Creatore, da non conoscere Te. A te ogni lode, Signore,  tutto questo hai sopportato,
e ancora mi hai mostrato la tua misericordia e la tua grazia immensa.
Per quanto grande fosse la mia colpa, su di me sempre hai disteso la tua grandezza. Mi hai donato conversione e conforto, mi hai fatto degno di innumerevoli beni, mi hai strappato al mondo, mi hai innalzato alla dignità di questo
santo stato, mi hai posto sotto una regola a tuo servizio
a causa della tua misericordia, per il tuo disegno di salvezza e di grazia.
Ma io fui insensato e ingrato, fin da principio stolto e negligente. Quante volte ho tradito i voti a te fatti!
Con innumerevoli peccati ho insozzato e macchiato questo stato!  Onnipotente, eccomi senza parole e senza voce. Quante volte, pensando al mio peccato, ho promesso di rinunciare ai miei delitti! Eppure cado e ancora cado in queste stesse colpe, e in altre più infami ancora.
Quante volte ho promesso di ricominciare a lavorare alla tua opera,
di vivere secondo la tua volontà,
e ogni giorno mi ritrovo nella medesima menzogna.
Il mio spirito s'affretta a ciò che è male e impurità,
vinto da ogni passione mai non resisto.
Se tu, Signore, non vieni in mio aiuto,
ogni speranza è perduta per me.
Si indebolisce il mio corpo, i giorni della mia vita giungono al termine,
il tempo della morte si avvicina, la scure è alla radice dell'albero
e già si appresta a recidere la mia anima sterile. La messe è pronta, la falce affilata, i mietitori si affannano a strappare la mia anima invasa dalla zizzania dei miei peccati per gettarla nel fuoco eterno. A tale vista vien meno il mio spirito. Che fare? Mi rifugio in Te, insondabile e infinito Amor; mi affido alla tua incommensurabile bontà,  spero nella tua inestinguibile misericordia.
Maestro grande, fa' per me un miracolo di misericordia, la tua grazia ha sopportato la mia giovinezza priva di guida, i miei misfatti degni di provocare la tua collera, sopporta ancora i crimini dei giorni della mia vecchiaia. Non punirmi, Signore, nella tua collera, non castigarmi secondo il tuo sdegno
che io non sia confuso per le mie colpe. Non ricordarti dei peccati della mia giovinezza non ricordare la mia incoscienza, Onnipotente, perché se tu consideri le colpe, Signore, chi potrà sussistere?  Che farò io, carico di tanti peccati?
Un servo malvagio sono stato per te, mio Signore, abbi pietà di me per amore della tua grazia, pietà di me, indegno della tua pietà.
Lavami dalle mie colpe  così numerose, ti invoco dal profondo della mia angoscia. Risparmiami, Signore, risparmiami! Perdona i peccati che ho fatto, coscientemente o incoscientemente, i  peccati che conosco e i peccati che non conosco
Liberami anche da quelli che avrei voluto commettere. Tendi verso di me la tua mano, soccorrimi, rialzami; a mala pena sono ancora in vita giaccio alle soglie della morte, ferite inguaribili piagano il mio corpo. Nessuno può guarirmi all'infuori di te, tu medico  pieno d'amore delle anime e dei corpi. Guariscimi Signore, respingi lontano da me gli assalti del nemico che getta la mia anima in grande smarrimento, donami intelligenza e sobrietà, la forza di lavorare alla tua opera santa. Nulla di buono potremo fare senza di Te. Fammi degno di morire ai desideri di questo vano mondo. Tu sai di cosa sono capace, fà che io non mi perda per sempre.
Che io voglia o che io non voglia, salvami! Non mandarmi; Signore, tentazioni al di là delle mie forze, non inviarmi dolore e malattia, ma salute e forza, che tutto io possa sopportare con rendimenti di grazie. Non recidermi con la scure mortale come albero che non porta frutti, io, privo di frutti di buone opere. Donami di terminare i miei giorni nella penitenza, nell'obbedienza ai tuoi comandi, nell'adempimento della tua volontà, piena di grazia, salutare e perfetta.
Fammi dono della preghiera incessante nell'umiltà del cuore. Rendi salda la mia mente, non si allontani dalla via del bene. Concedimi, Signore, la compunzione del cuore e il dono delle lacrime per piangere sui miei peccati.
Mio Signore, Dio di tenerezza e bontà, donami le lacrime perché il mio cuore si riscaldi con le lacrime del mi amore per Te. Consola la mia anima afflitta, donami l'audacia di parlarti, concedimi la tua grazia dinanzi alla morte. Accoglimi nel giorno della mia fine e abbi pietà della mia anima che molto ha peccato. Liberala dal dolore e dall'inesprimibile angoscia, da ogni tormento e pena che l'attende. Non consegnarla in potere dei demoni tenebrosi e infingardi, scacciali perché io non li veda. Mandami un angelo di pace e di luce, prenda        la mia anima e dolcemente la separi dal mio corpo impuro. Accoglila purificata dal pentimento e dallla confessione. Nel giorno del tuo giusto giudizio non scoprire le mie opere cattive agli angeli e agli uomini, strappa il documento scritto dei miei peccati. Sia ignoto a tutti! Salvami dall'eterno tormento, fammi degno della sorte dei giusti per le preghiere della nostra purissima Madre di Dio, per intercessione delle sante e spirituali potenze celesti, per le suppliche di tutti i santi.
Te Dio unico Padre, Figlio, Spirito santo, glorificato nella santa Trinità ringrazio, prego, adoro, venero, glorifico con le labbra, con il cuore, con la mente, con ogni pensiero, sentimento ed esultanza dell'anima e del corpo
ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
(Tratto da NIL SORSKIJ, la vita e gli scritti, a cura di E. Bianchi - ed. Gribaudi).
http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm

sexta-feira, 9 de dezembro de 2011

El temor y la Presencia

 
Permanezcamos fieles en la ermita interior
Al despertar, angustia. Una cierta presión que atenaza la garganta, un modo crispado de levantarse; una mirada cargada de pesos y de obligaciones por hacer.
En rápido desfile mental, las distintas tareas pendientes, atan de manos cualquier intento de expansión del alma. ¿Pero será este o aquel hacer el que resulta hostil? ¿O, más bien, el temor que llevo a todas partes, la afanosa búsqueda de control y seguridad que persigo en cada acción?
Es esto último sin duda, porque recuerdo claramente estar haciendo las mismas cosas –hoy asfixiantes- disfrutando de serena alegría. Es esta presencia interna del temor lo que transforma las cosas y los hechos en un peso para el alma y no los aconteceres en sí mismos.
¿ Y porque el temor? Este surge cuando perdiendo la sensación de la sagrada presencia, vivo como si no existiera la Providencia. Mano de Dios que una y otra vez se ha mostrado y se muestra en los acontecimientos, de manera indubitable para el que lo vive.
¿Y porque se pierde la sensación aquella que todo lo sacraliza? Esta ausencia se corporiza en el mismo instante en que he creído que de mí dependía esto o aquello. Volvemos nuevamente hacia el primer versículo del salmo 127:
“Si el Señor no edifica la casa,
en vano trabajan los albañiles;
si el Señor no custodia la ciudad
en vano vigila el centinela.”
Necesitamos evitar la caída en una mirada restringida que a veces se apodera de nosotros, que nos hace creernos hacedores olvidando que somos meros colaboradores. (Lucas 17, 10)
La Creación continúa desarrollándose y la gracia actuando y el Espíritu sopla donde quiere (Juan 3, 8 )
La pérdida del asombro por la existencia misma, a la cual solemos dar por sentada y la organización de nuestra vida excluyendo el corazón, momifican el alma y nos dejan privados de la percepción de lo divino.
Dios Es y está… incluso en la angustia que nos lleva nuevamente a Él.

  FONTE/___________________________________________

segunda-feira, 5 de dezembro de 2011

Teofane il Recluso IL CALORE DEL CUORE E LA PREGHIERA DI GESÙ

Teofane il Recluso
IL CALORE  DEL CUORE

E LA PREGHIERA DI GES
Ù


IL FUOCO DELLO SPIRITO E LA PREGHIERA DEL CUORE

Il problema che maggiormente assilla il cercatore di Dio è il disordine interiore nei pensieri e nei desideri: tutti i suoi sforzi sono tesi a trovare il modo di eliminare questo disordine. C’è un solo modo per riuscirci: ottenere il sentimento spirituale, cioè il calore del cuore unito al ricordo di Dio.
Non appena questo calore si sarà acceso, i tuoi pensieri si calmeranno, l’atmosfera interiore diventerà limpida, i moti dell’anima, sia buoni che cattivi, ti appariranno chiari fin dal loro nascere e avrai così il potere di allontanare subito quelli cattivi. Questa luce interiore si estende anche alle cose esterne e rende nitida la differenza tra giusto e sbagliato, dandoti la forza di perseverare in ciò che è giusto, nonostante tutti gli ostacoli.
Il Signore verrà per diffondere la sua luce sulla tua comprensione, per purificare le tue emozioni, per guidare le tue azioni. Sentirai in te stesso forze di cui prima ignoravi la esistenza.
Conserva pure il calore naturale, ma non attribuirgli nessun valore e consideralo solo una specie di preparazione al calore di Dio. Poi, soffrendo per la scarsa risonanza che ha nel tuo cuore il calore divino, prega incessantemente e con gemiti: « Sii misericordioso! Non togliere da me il tuo volto! Fa’ splendere su di me la tua faccia! » Nello stesso tempo, aumenta le pratiche ascetiche, riducendo il cibo e il sonno e aumentando il lavoro.
Una coscienza pura e una preghiera incessante a Dio producono generalmente questo calore, ma tutto è nelle mani di Dio

LA PREGHIERA DI GESÙ E IL CALORE CHE L'ACCOMPAGNA
Pregare consiste nel rimanere spiritualmente di fronte a Dio nel nostro cuore, nella glorificazione, nel ringraziamento, nella supplica e nella contrizione: tutto ciò dev'essere spirituale. La radice di ogni preghiera è il timore di Dio: da esso nasce la fede in Dio, la sottomissione a Lui, la speranza in Lui e l'attaccamento a Lui con sentimento di amore, dimenticando tutte le cose materiali. Quando la preghiera è efficace, tutti questi sentimenti e moti spirituali sono presenti nel cuore con tutto il loro vigore.
 
Come può aiutarci in questo la Preghiera di Gesù? Attraverso la sensazione di calore che si sviluppa nel cuore e attorno ad esso come effetto di questa Preghiera. L'abitudine alla preghiera non si crea improvvisamente, ma richiede un lungo lavoro e una paziente fatica.
La Preghiera di Gesù, e il calore che l'accompagna, sono il miglior aiuto alla nascita di questa abitudine alla preghiera. Bada però che questi sono i mezzi, non la cosa in sé.
E' possibile che esistano sia la Preghiera di Gesù che la sensazione di calore senza che ci sia la vera preghiera. Ciò è realmente possibile, per quanto strano possa sembrare.
Quando preghiamo dobbiamo tenere la mente di fronte a Dio e pensare unicamente a Lui; ma altri pensieri continuano a farsi strada nella mente e la distraggono da Dio. Per insegnare alla mente a rimanere concentrata su una cosa i santi Padri usavano brevi preghiere e prendevano l'abitudine di recitarle incessantemente. Questa ripetizione incessante di una breve preghiera fissa la mente nel pensiero di Dio e disperde tutti i pensieri inutili. I Padri usavano diverse preghiere brevi, ma la Preghiera di Gesù si è affermata in modo particolare ed è certamente la più usata.
Ecco cos'è la Preghiera di Gesù: è una delle tante preghiere brevi, verbale come le altre, il suo scopo è di concentrare la mente unicamente nel pensiero di Dio. Chiunque abbia preso l'abitudine di recitare questa preghiera, e la usi correttamente, conserva effettivamente la « memoria » incessante di Dio.
Poiché il ricordo di Dio in un cuore sinceramente credente è accompagnato spontaneamente da un senso di pietà, speranza, ringraziamento, abbandono alla volontà di Dio e altri sentimenti spirituali, la Preghiera di Gesù, che provoca e conserva questo ricordo di Dio, è chiamata preghiera spirituale. Viene chiamata correttamente così solo quando è accompagnata da questi sentimenti spirituali, altrimenti rimane una preghiera verbale come qualsiasi altra dello stesso tipo.
Questo è quanto si deve pensare della Preghiera di Gesù. Vediamo ora che cosa significa quel calore che accompagna la pratica della Preghiera.
Per concentrare la mente su una sola cosa mediante l'uso di una breve preghiera, è necessario prestare attenzione a far scendere la mente nel cuore: finché la mente rimane nella testa, dove i pensieri fanno ressa, non ha tempo di concentrarsi in una sola cosa. Ma quando l'attenzione scende nel cuore, essa vi attira con sé tutte le forze dell'anima e del corpo. Questo concentrarsi di tutta la vita umana in un solo punto si riflette immediatamente nel cuore attraverso una sensazione particolare che è il preludio del calore che sopraggiungerà. Questa sensazione, dapprima tenue, diventa mano a mano più forte, più salda, più profonda, il tepore dell'inizio si trasforma poco a poco in una sensazione di calore che concentra l'attenzione su di sé. Così, mentre nelle fasi iniziali l'attenzione è trattenuta nel cuore da uno sforzo di volontà, con il passare del tempo questa attenzione, per sua forza intrinseca, dà origine al calore nel cuore. Questo calore trattiene l'attenzione senza sforzi particolari: perciò le due cose si sostengono a vicenda e non devono essere separate. La dispersione dell'attenzione infatti raffredda il calore e questo raffreddarsi indebolisce l'attenzione. Ne consegue una regola di vita spirituale: "Se conservi il tuo cuore davanti a Dio, ti ricorderai costantemente di Dio"; questa regola è di  Giovanni Climaco.

A questo punto sorge la domanda se questo calore sia o no spirituale. No, non è spirituale, è un normale calore fisico. Ma poiché trattiene l'attenzione della mente nel cuore e in tal modo favorisce lo sviluppo dei moti spirituali descritti prima, viene chiamato spirituale, sempre a condizione che non sia accompagnato da un piacere sensuale, anche se piccolo, ma che mantenga l'anima e il corpo in sobrietà. Possiamo quindi dire che quando il calore che accompagna la Preghiera di Gesù non include sentimenti spirituali, non dev'essere chiamato spirituale: è solo un calore del sangue. Non c'è nulla di male in sé in questo calore del sangue, a meno che non sia connesso con un piacere sensuale, seppure piccolo; in quest'ultimo caso invece è cosa pericolosa e va eliminata.
Le cose cominciano ad andare male quando il calore scende in parti del corpo più basse del cuore; e la cosa peggiora ancor di più quando, godendo di questo calore, ci immaginiamo che questo sia tutto ciò che conta e non ci preoccupiamo più dei sentimenti spirituali né del ricordo di Dio, ma solo che il cuore abbia questo calore. Questo atteggiamento sbagliato può a volte capitare, anche se non a tutti e non sempre; dev'essere notato subito e corretto perché altrimenti rimarrà solo il calore fisico che non dobbiamo considerare come qualcosa di spirituale o di dovuto alla grazia. Questo calore è spirituale solo quando è accompagnato dall'impeto spirituale della preghiera. Chiunque lo chiama spirituale quando non c'è movimento è in errore, e lo è ancor di più chi s'immagina che è dovuto alla grazia.
Il calore che deriva dalla grazia è di una natura particolare ed è l'unico realmente spirituale; è diverso dal calore della carne e non produce alcun cambiamento significativo nel corpo, ma si manifesta con un sottile sentimento di dolcezza. Ognuno può riconoscere e distinguere il calore spirituale in base a questa sensazione particolare; ciascuno deve farlo per suo conto, non c'è bisogno di altri per far questo.

UN CUORE ARDENTE

Come fecero i nostri asceti, i nostri Padri e maestri ad accendere interiormente lo spirito di preghiera e a diventare saldi in essa? Il loro obiettivo fondamentale fu quello di rendere il cuore incessantemente ardente d’amore esclusivo per il Signore. Dio reclama per sé il cuore perché in esso c’è la sorgente della vita. Dove c’è il cuore, là c’è anche la coscienza, l’attenzione, la mente: c’è l’anima intera. Quando il cuore è in Dio, allora l’anima intera è in Dio e l’uomo rimane incessantemente in adorazione di Dio in spirito e verità.
Alcuni giungono presto e facilmente a questo stadio essenziale: a tanto arriva la misericordia di Dio! Il timore di Dio li ha scossi profondamente, la loro coscienza è stata rapidamente stimolata con gran forza, lo zelo è stato acceso rapidamente in loro e li ha fatti incamminare puri e senza macchia agli occhi del Signore: il loro ardore nel piacere a Dio ha velocemente trasformato la piccola fiammella in un fuoco crepitante! Costoro sono anime serafiche, ardenti, rapide nei loro movimenti, attivissime.
Per altri invece tutto si trascina lentamente. Forse sono indolenti di natura o forse le intenzioni di Dio su di loro sono diverse, ma il loro cuore si riscalda solo lentamente. Adempiono tutte le pratiche di pietà. ed esteriormente la loro vita sembra essere retta, ma non tutto funziona bene perché il cuore è privo di ciò che dovrebbe contenere. Questo può capitare non solo ai laici, ma anche a chi vive nei monasteri e addirittura agli eremiti.


COME ACCENDERE UNA FIAMMA PERENNE NEL CUORE

Ti spiegherò ora come accendere una fiamma perenne nel cuore.
Ricordati come possiamo ottenere il calore nel mondo fisico: sfreghiamo l’uno contro l’altro due pezzi di legno e si sprigiona il calore, subito seguito dal fuoco; oppure lasciamo un oggetto al sole ed esso si riscalda e, se concentriamo i raggi su di esso, finisce per accendersi. Il metodo per dar vita al calore spirituale è esattamente lo stesso: lo sfregamento necessario è rappresentato dalla lotta e dalla tensione della vita ascetica, mentre la preghiera interiore rivolta a Dio rappresenta l’esposizione ai raggi del sole.
Il fuoco nel cuore può essere acceso dalla disciplina ascetica, ma questo sforzo da solo non infiamma velocemente il cuore. Ci sono molti ostacoli sul cammino, perciò, fin dai tempi più antichi, alcuni uomini pieni di zelo per la salvezza e maturi nella vita spirituale
mossi da ispirazione divina e senza trascurare la loro lotta ascetica hanno scoperto un altro modo di riscaldare il cuore e ci hanno trasmesso la loro esperienza. Questo metodo sembra più semplice, ma in realtà non se ne viene a capo se non con difficoltà. La scorciatoia per arrivare al nostro scopo è la pratica della preghiera interiore al nostro Signore e Salvatore, rivolta a Lui con tutto il cuore.

Questo è il modo in cui deve essere recitata:
 


Rimani con la mente e l’attenzione nel cuore, nella certezza che il Signore ti è vicino e ti ascolta, e invocalo con fervore:
« Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore »
.

Fa’ questo in ogni momento: in chiesa, a casa, mentre viaggi, mentre lavori, a tavola, a letto, insomma, dal momento in cui apri gli occhi fino a quando non li richiudi.

Facendo questo sarà esattamente come se tu tenessi un oggetto al sole, perché questa preghiera significa rimanere davanti al volto del Signore, che è il Sole del mondo spirituale. All’inizio dovrai fissare un momento preciso, alla sera e al mattino, da dedicare a questa preghiera; poi vedrai che la preghiera incomincerà a portare frutti, mentre si impadronirà del tuo cuore e vi si radicherà profondamente.
Se osserverai tutto questo con zelo, senza pigrizie ed omissioni, il Signore volgerà il suo sguardo misericordioso su di te e accenderà una fiamma nel tuo cuore: questa fiamma testimonia con certezza il risveglio della vita spirituale nelle parti più intime del tuo essere, è prova sicura che il Signore regna in te.
Il carattere distintivo di questa situazione in cui il Regno di Dio si rivela in noi o in cui il fuoco spirituale perenne si accende nel cuore
che è la stessa cosa è che tutta la tua persona si concentra sulla vita interiore. La coscienza intera si raccoglie nel cuore e rimane davanti al volto del Signore: noi sveliamo davanti a lui tutti i nostri sentimenti e cadiamo ai suoi piedi in umile pentimento, pronti a consacrare tutta la nostra vita al servizio di Lui solo. L’anima rimane in questa situazione giorno dopo giorno, dal momento in cui ci svegliamo fino a quando il sonno non chiude nuovamente i nostri occhi, passando attraverso tutte le attività e le occupazioni della giornata. Con lo stabilirsi di una disciplina simile, la sregolatezza, che regnava nell’anima fino a quel momento, scompare.
L’impressione d’incompletezza e di insoddisfazione che ci turbava prima che fosse acceso nei nostri cuori il fuoco spirituale, gl’inarrestabili vagabondaggi del pensiero a cui eravamo soggetti: tutto questo ora scompare. L’atmosfera dell’anima è ora chiara e sgombra da nuvole: rimane un solo pensiero e un solo ricordo, quello di Dio. C’è chiarezza in noi e fuori di noi e grazie a questa chiarezza possiamo notare tutti i movimenti e li possiamo giudicare in base ai loro meriti nella luce spirituale che proviene dal Signore, oggetto della nostra contemplazione. Ogni pensiero o sentimento malvagio che assalga il cuore incontra una ferma opposizione non appena si avvicina e viene respinto. Se qualcosa di male s’insinua in noi nostro malgrado, viene subito confessato umilmente al Signore e purificato tramite il pentimento interiore, o la confessione esteriore, di modo che la coscienza rimane sempre pulita di fronte al Signore. Come ricompensa per questa lotta interiore, ci viene concessa l’audacia di accostarci a Dio nella preghiera che arde incessantemente nel cuore. I1 calore permanente della preghiera è il vero respiro di questa vita, cosicché il progresso nel nostro cammino spirituale finisce non appena scompare questo calore, proprio come la vita del corpo finisce non appena cessa il respiro naturale.

LA TRASFIGURAZIONE DELL’ANIMA E DEL CORPO AD OPERA DEL FUOCO DIVINO

Non pretendo che tutto sia compiuto non appena giungiamo allo stato di comunione cosciente con Dio. Queste sono solo le fondamenta gettate per un passo ulteriore, per un nuovo capitolo nella nostra vita cristiana. Da questo momento ha inizio la trasfigurazione o spiritualizzazione dell’anima e del corpo, mentre noi partecipiamo sempre più allo spirito di vita che è in Gesù Cristo.
Avendo acquistato padronanza di sé, l’uomo comincia a far entrare in sé tutto ciò che è vero, santo e puro e a cacciar via tutto ciò che è falso, malvagio e carnale. Finora aveva fatto sforzi immani per riuscirci, ma veniva poi derubato dei frutti dei suoi sforzi in ogni momento della giornata: tutto quello che era riuscito ad ottenere veniva immediatamente distrutto. Adesso tutto è diverso: l’uomo rimane saldamente piantato sulle gambe senza cedere minimamente di fronte alle difficoltà e si comporta coerentemente a quello che è lo scopo della sua vita.
Secondo S. Barsanufio quando riceviamo nel cuore il fuoco che il Signore è venuto a portare sulla terra (Lc 12,49), tutte le facoltà umane cominciano a bruciare in noi. Quando, dopo un continuo sfregare, il fuoco finalmente si accende e i pezzi di legno cominciano a bruciare, essi scoppiettano e fumano finché non sono accesi completamente. Ma quando sono interamente in fiamme sembrano invasi dal fuoco e producono una luce e un calore piacevoli, senza più fumo né scoppiettii. Lo stesso avviene per gli uomini: ricevono il fuoco e cominciano a bruciare e solo chi lo ha sperimentato può dire quanto fumo e quanti scoppiettii ci siano; ma quando il fuoco è perfettamente acceso, allora il fumo e il rumore cessano e regna unicamente la luce. Questa è una condizione di purezza, e la via per giungervi è molto lunga, ma il Signore è misericordioso e onnipotente.
Da tutto questo appare evidente che quando un uomo ha raggiunto il fuoco della comunione cosciente con Dio, ciò che lo attende non è la pace, bensì una grossa fatica. Ma d’ora in avanti troverà la fatica lieve e ricca di frutti, mentre prima il lavoro era più arduo e sterile.


DISORDINE INTERIORE E LUCE INTERIORE

Il problema che maggiormente assilla il cercatore di Dio è il disordine interiore nei pensieri e nei desideri: tutti i suoi sforzi sono tesi a trovare il modo di eliminare questo disordine. C’è un solo modo per riuscirci: ottenere il sentimento spirituale, cioè il calore del cuore unito al ricordo di Dio.
Non appena questo calore si sarà acceso, i tuoi pensieri si calmeranno, l’atmosfera interiore diventerà limpida, i moti dell’anima, sia buoni che cattivi, ti appariranno chiari fin dal loro nascere e avrai così il potere di allontanare subito quelli cattivi. Questa luce interiore si estende anche alle cose esterne e rende nitida la differenza tra giusto e sbagliato, dandoti la forza di perseverare in ciò che è giusto, nonostante tutti gli ostacoli. In poche parole inizi ora l’autentica vita spirituale attiva, di cui prima eri continuamente in ricerca e che, se ti era apparsa, lo aveva fatto solo in modo sporadico.
Quel desiderio di Dio di cui ho parlato prima porterà anche calore, ma è un calore momentaneo, che finisce con la fine del desiderio. Invece il calore che si sprigiona adesso nel cuore, vi rimane stabilmente e mantiene l’attenzione della mente sempre fissa nel cuore.
Quando la mente è nel cuore, abbiamo quell’unione di mente e cuore che rappresenta la reintegrazione del nostro organismo spirituale.

IL FUOCO INTERIORE PERENNE E LA VENUTA DEL SIGNORE NEL CUORE

Il Signore verrà per diffondere la sua luce sulla tua comprensione, per purificare le tue emozioni, per guidare le tue azioni. Sentirai in te stesso forze di cui prima ignoravi la esistenza. Questa, luce arriverà: impercettibile ai sensi e alla vista, invisibile e spirituale, ma efficace come null’altro. Il sintomo della sua venuta è la nascita di un fuoco costante nel cuore: quando la mente dimora nel cuore, questo fuoco perenne le infonde il ricordo di Dio e tu acquisti il potere di dimorare all’interno di te stesso e perciò tutte le tue potenzialità interiori diventano realtà. Accetti tutto ciò che è gradito a Dio e rifiuti ciò che è malvagio; compi tutte le azioni con piena consapevolezza della volontà di Dio al loro riguardo; ottieni la forza di governare l’intero corso della tua vita, sia interiore che esteriore, ed acquisti la padronanza di te stesso. L’uomo è generalmente più passivo che attivo; quando sperimenta coscientemente la venuta di Dio nel suo cuore, egli raggiunge la libertà di azione. Allora si adempie la promessa: « Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero » (Gv 8,36). Il Signore ti porta tutto questo e non qualche cosa di completamente sconosciuto.

NON CERCARE DI MISURARE I TUOI PROGRESSI
Il calore del cuore è una buona cosa che deve essere salvaguardata e mantenuta. Se si indebolisce, devi continuamente ravvivano, raccogliendoti interiormente e invocando Dio. Per evitare che questo calore ti abbandoni, devi bandire la distrazione del pensiero e le impressioni che ti vengono dai sensi, tutte cose incompatibili con questo stato d’animo. Evita l’attaccamento del cuore a qualsiasi cosa visibile o l’assorbimento dell’attenzione in qualche preoccupazione mondana. La tua attenzione a Dio sia incrollabile e la tensione del tuo corpo non sia mai allentata, come la corda di un arco o come un soldato durante una sfilata. Ma la cosa più importante è di pregare Dio e chiedergli di prolungare questo dono misericordioso del calore del cuore.
Se ti viene in mente la domanda « Ci sono arrivato? », adotta come regola una volta per tutte quella di scacciare senza pietà tutte le domande di questo tipo non appena ti si presentano davanti. Esse provengono dall’avversario: se indugi per dare una risposta, l’avversario pronuncerà senza indugio la decisione: « Sì, ci sei arrivato! Ti sei comportato proprio bene! » Da quell’istante preciso cominci a montare in superbia, a nutrire illusioni su te stesso e a pensare che gli altri siano dei buoni a nulla. La grazia svanirà, ma l’avversario ti farà credere di possederla ancora: così crederai di possedere qualcosa, mentre in realtà non avrai assolutamente nulla. I santi Padri hanno scritto: «Non valutarti »; se credi di poter rispondere a qualche domanda riguardante i tuoi progressi, significa che stai iniziando a misurarti per vedere quanto sei cresciuto. Ti supplico di evitare questo come eviteresti il fuoco.

I DUE TIPI DI CALORE

Il calore vero è un dono di Dio, ma c’è anche un calore naturale che è frutto dei nostri sforzi e degli atteggiamenti passeggeri. I due sono lontani quanto il cielo è lontano dalla terra. All’inizio non si può sapere con chiarezza di quale tipo di calore si tratti: questo si manifesta solamente più tardi.
Mi dici che i pensieri ti stancano, che non ti permettono di restare saldamente davanti a Dio: questo è un segno che il tuo calore non proviene da Dio ma da te stesso. La primizia del calore di Dio è l'unione di tutti i pensieri in uno solo e la loro incessante concentrazione su Dio. Pensa alla donna alla quale si fermò improvvisamente il flusso di sangue: similmente, quando ricevi il calore di Dio, il flusso dei tuoi pensieri si arresta.
Che cosa bisogna fare allora? Conserva pure il calore naturale, ma non attribuirgli nessun valore e consideralo solo una specie di preparazione al calore di Dio. Poi, soffrendo per la scarsa risonanza che ha nel tuo cuore il calore divino, prega incessantemente e con gemiti: « Sii misericordioso! Non togliere da me il tuo volto! Fa’ splendere su di me la tua faccia! » Nello stesso tempo, aumenta le pratiche ascetiche, riducendo il cibo e il sonno e aumentando il lavoro. Infine rimetti tutto nelle mani di Dio.


CALORE FISICO, CALORE LUSSURIOSO, CALORE SPIRITUALE

Secondo Speransky coloro che hanno zelo per la vita spirituale iniziano con l’invocazione: « Signore, abbi pietà! », ma ben presto superano questa fase; anche noi abbiamo sperimentato questo. La fiamma, una volta accesa, brucia da sola e nessuno sa di cosa si nutra. Qui sta il mistero. Solo al momento in cui rientriamo in noi stessi, troviamo nuovamente l'invocazione: « Signore, abbi pietà! » nei nostri pensieri.
Le parole di questa preghiera sono: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me », oppure « Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me
».
La fiamma di cui parlo non si accende immediatamente, ma solo dopo molte fatiche, quando sorge nel cuore un certo calore, che aumenta sempre più e che brucia sempre più intensamente durante la preghiera interiore. La preghiera al Signore, offerta dal profondo, genera calore spirituale. I Padri fanno una netta distinzione fra tre tipi di calore:
1) calore fisico, che è cosa buona ed è il risultato della concentrazione delle nostre facoltà nella regione del cuore tramite l’attenzione e lo sforzo,
2) calore lussurioso e carnale, prodotto in noi dall’avversario,
3) e calore spirituale, sobrio e puro. Quest’ultimo è di due tipi: naturale frutto cioè dell’unione tra la mente e il cuore o dono della grazia.
L’esperienza c’insegna come distinguere i vari tipi. Quest’ultimo calore è pieno di dolcezza e perciò desideriamo conservarlo, sia a motivo della dolcezza in sé, sia perché reca la giusta armonia ad ogni cosa interiore. Ma chiunque si sforzi di mantenere ed aumentare questo calore unicamente a motivo della sua dolcezza, darà vita in se stesso ad una specie di edonismo spirituale. Perciò coloro che sono sobri, non fanno attenzione a questa dolcezza, ma cercano soltanto di essere saldamente radicati davanti al Signore, arrendendosi completamente a Lui e affidandosi nelle sue mani. Costoro non si adagiano nella dolcezza che promana da quel calore, né vi fissano la loro attenzione. Ma è anche possibile concentrare tutta l’attenzione su questa sensazione di dolcezza e di calore, deliziandosi in essa come in una camera o un vestito caldo, e fermarsi a questo punto, senza cercare di salire più in alto.
Alcuni mistici non vanno oltre questo stadio, e lo considerano come il gradino più alto raggiungibile dall’uomo: li immerge in una sorta di vuoto, in una sospensione assoluta di qualsiasi pensiero. Si tratta in questo caso dello « stato di contemplazione » raggiunto da alcuni mistici.

INTERIORITÀ E CALORE DEL CUORE

Il mondo spirituale è aperto a colui che vive interiormente. Restando nel nostro intimo e contemplando la visione di un altro mondo, risvegliamo nei nostri sentimenti spirituali una sensazione di calore, e, a sua volta, questa sensazione di calore spirituale ci rende capaci di dimorare nell'intimo e risveglia la consapevolezza dell'esistenza di una realtà spirituale interiore.  La vita spirituale progredisce grazie all'azione reciproca di questi due fattori: l’interiorità e il calore. Colui che vive questo sentimento interiore di calore del cuore si ritrova con lo spirito legato e vincolato, ma lo spirito di una persona che manchi di questo calore vagabonderà in continuazione. Perciò se desideri un’interiorità più costante, sforzati di ottenere il calore del cuore, ma sforzati anche di entrare e di rimanere nel tuo intimo. Questo è il motivo per cui chi cerca unicamente di raccogliersi nella mente
senza calore del cuore fatica invano: in un attimo infatti tutto scompare. Non c’è quindi nulla da stupirsi se, nonostante tutta la loro istruzione, gli scienziati non riescono mai a raggiungere la verità: lavorano soltanto con la testa.

CALORE INTERIORE E ABITAZIONE NEL CUORE

Nella vita spirituale è molto importante riuscire a provare un sentimento di calore. Chi prova questa sensazione è già raccolto in se stesso nel proprio cuore. La nostra attenzione è sempre legata alla parte più attiva di noi, perciò se il cuore è attivo
cosa che è resa manifesta da questa sensazione di calore allora noi abitiamo nel cuore.

CONSERVARE IL CALORE E IL RACCOGLIMENTO

Non appena ti svegli al mattino, cerca di raccoglierti interiormente e di suscitare in te un sentimento di calore. Questa deve essere considerata la tua situazione normale: non appena essa cambia, puoi essere certo che qualcosa nel tuo intimo non è in ordine. Dopo che al mattino sei riuscito ad ottenere questa condizione di calore e di raccoglimento, devi svolgere tutti i tuoi compiti in modo tale da non distruggere quest’ordine interiore e, non appena ne hai la possibilità, fa’ ciò che è in grado di favorire questa condizione. Non far mai nulla che possa distruggerla, significherebbe diventare nemico di te stesso. Datti invece come regola la conservazione del raccoglimento e del calore, restando con il pensiero rivolto a Dio. Questa sola cosa ti indicherà poi ciò che devi fare e ciò che invece devi fuggire.
La Preghiera di Gesù è un aiuto potentissimo in questo. La sua pratica dovrebbe diventare così a abituale da essere ripetuta incessantemente nel più profondo del cuore. Ma quest’abitudine non prenderà piede senza uno sforzo costante. Se ancora non hai quest’abitudine, devi metterti al lavoro immediatamente. Ho l’impressione che tu la pratichi solo quando reciti le orazioni previste: la Preghiera di Gesù ha certamente il suo posto anche lì, ma devi praticarla incessantemente mentre sei seduto e mentre cammini, mentre mangi e mentre lavori. Se non è saldamente radicata nel tuo cuore, lascia perdere qualunque altra cosa e pratica unicamente la Preghiera di Gesù, finché non si sia fissata in te: questo compito è molto semplice.
Resta in piedi o siediti in atteggiamento di preghiera davanti alle icone e riporta la tua attenzione dove c'è il tuo cuore, poi, senza fretta, recita la Preghiera di Gesù ricordandoti costantemente della presenza di Dio. Continua così per mezz’ora, un’ora o anche di più: agli inizi sarà un pò duro, ma una volta presa l'abitudine, ti verrà spontaneo come il respiro.
Quando avrai stabilito questa disciplina interiore, la vita spirituale
o l'opera spirituale,come viene chiamata inizierà in te. A questo la prima cosa richiesta è una coscienza pura, irreprensibile non solo nei confronti di Dio, ma anche di fronte agli uomini, a te stesso e addirittura di fronte agli oggetti inanimati. Se qualche cosa, anche di poca importanza, s’insinua nei tuoi pensieri e nelle tue parole e disturba la tua coscienza, pentiti subito interiormente davanti a Dio che vede tutto e che metterà pace nella tua coscienza.
Rimane poi la battaglia con i pensieri che continueranno spesso a ronzarti attorno come zanzare fastidiose. Devi imparare da solo a vincerli: l’esperienza ti sarà maestra. Voglio però darti almeno un consiglio: è normale che i pensieri girino intorno alla testa e ciò non ha importanza; stai attento invece a quelli che ti trafiggono il cuore come una freccia, lasciando un segno come la freccia lascia una cicatrice. Mettiti subito all’opera e cancella questo segno con la preghiera, rimpiazzandolo con il sentimento opposto. Ma se si mantiene il calore  interiore, casi simili sono rari e poco gravi.

TUTTO E' NELLE MANI DI DIO

Dove c’è lo zelo, lì è presente anche, come fiamma, la grazia dello Spirito Santo. La fiamma viene alimentata dall’olio e l’olio spirituale è la preghiera. Non appena1a grazia tocca il cuore, il seme della preghiera vi è deposto e subito la mente e il cuore si volgono verso Dio: i pensieri divini allora nascono spontaneamente.
La grazia di Dio orienta l’attenzione della mente e del cuore verso Dio e la tiene fissa su di Lui. Poiché la mente non resta mai inattiva, quando è rivolta verso Dio pensa a Lui. Questo è il motivo per cui il ricordo di Dio è il compagno fedele dello stato di grazia. Il ricordo di Dio non è mai ozioso ma ci porta immancabilmente a meditare sulla perfezione di Dio e sulla sua bontà, la sua verità, la creazione, la sua provvidenza, la redenzione, il giudizio e la ricompensa. Tutte queste realtà insieme costituiscono l’universo di Dio o il regno dello Spirito. Colui che è pieno dì zelo vive sempre in questo regno e, nello stesso tempo, il vivere in questo regno aiuta e ravviva lo zelo. Ogni elemento di questo regno è come un pezzo di legno per il fuoco spirituale: tieni sempre un po’ di questa legna a portata di mano e, appena ti accorgi che il fuoco dello zelo diminuisce, prendi un pezzo di legno della tua catasta spirituale e attizza il fuoco; vedrai che tutto andrà bene. Da tutti questi moti spirituali si sprigionerà il timore di Dio e rimarrai in adorazione davanti a Dio nel tuo cuore. Questo timore di Dio è il custode e il difensore dello stato di grazia; immergiti in questo timore, rifletti profondamente su di esso ed imprimitelo a fondo nella coscienza e nel cuore. Ravvivalo costantemente in te ed esso a sua volta ti riempirà di vita.
La tua soffitta è esattamente come una cella nel deserto. Ti è possibile non vedere né sentire nulla, puoi leggere un po’ e riflettere, puoi pregare e di nuovo metterti a riflettere: non c’è bisogno d’altro. Ah, se Dio ci volesse concedere il calore del cuore e fissarlo in noi. Una coscienza pura e una preghiera incessante a Dio producono generalmente questo calore, ma tutto è nelle mani di Dio.

Tratto da: CARITONE DI VALAMO, L'ARTE DELLA PREGHIERA - Ed. GRIBAUDI, a cui si rimanda per le note e l'approfondimento. 
http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm

sábado, 3 de dezembro de 2011

LE TRE CHIAVI AL TESORO DELLA PREGHIERA INTERIORE (RINVENUTE TRA LE RICCHEZZE SPIRITUALI DEI SANTI PADRI)

Nel mio cuore custodisco la tua parola1.
Davide
Bisogna che la mente si protenda verso l’alto con ogni mezzo2.
Catafugiota 
"Come la pioggia, quanto più scende abbondante, tanto più impregna la terra, così anche la terra del nostro cuore è plasmata e rallegrata dal nome di Cristo gioiosamente invocato” (Sant’Esichio)

Premessa

Se è vero che ciascuno di noi ha le sue qualità, inclinazioni e capacità, e che lo stesso fine si raggiunge per vie diverse, in modi differenti, che portano tutti all'unica meta, così anche l'acquisizione dell'attività interiore della preghiera si ottiene per mezzo di molte vie, come leggiamo negli insegnamenti dei santi padri. Questi si possono dividere in specifici e generali.
Specifici sono per esempio:
- l'obbedienza senza riserve, come dice Simeone il Nuovo Teologo3;
- le fatiche e l'ascesi del corpo, come proclama la chiesa nei suoi inni: "Con le opere, o ispira­to da Dio, hai ottenuto l'accesso alla visione"4;
- la preghiera esteriore che chiede la preghiera interiore: Signore, insegnaci a pregare...";
- particolari manifestazioni della grazia, come nel caso di Kausokalyba che prostrandosi all'icona della Madre di Dio, improvvisamente sentì scendere nel cuore dol­cezza e tepore 6; o come il giovane Giorgio sul quale, durante una semplice pre­ghiera, all'improvviso discese la luce interiore e l'incessante preghiera che agisce da sola7.

I mezzi generali invece e più essenziali per la preghiera, che per così dire la riguardano direttamente, sono tre, come li troviamo presso i santi padri:
1) l'invocazione frequente del nome di Gesù Cristo;
2) l'attenzione da porre in questa invocazione;
3) la discesa in se stessi, ovvero, come si esprimono i padri della chiesa, la discesa della mente nel cuore, attraverso il re­spiro per le narici.

Siccome questi mezzi ridestano nel modo più rapido e oppor­tuno8 il regno di Dio dentro di noi e permettono di scoprire il tesoro della preghiera spirituale interiore, è assolutamente giusto chiamarli chiavi di quest'arca sacrosanta.

Prima chiave

Se la quantità conduce alla qualità, l'invocazione assidua, quasi incessante del nome di Gesù Cristo, anche se all'inizio ancora distratta, può condurre all'attenzione e al tepore del cuore; poiché, come lo stesso nome di Dio contiene in se stesso una tenebra che opera come forza santificante (Giovanni)10, così anche la natura umana è capace di far propria una determina­ta disposizione, attraverso la ripetizione frequente e l'abitudi­ne. "Per imparare a far bene qualsiasi cosa, occorre farla molto spesso", disse uno scrittore spirituale; e sant'Esichio afferma che "l'assiduità genera l'abitudine e si trasforma in natura"11.
Questo, come è evidente dalle osservazioni di coloro che ne hanno la pratica, avviene riguardo alla preghiera inte­riore nel modo seguente.

Colui che desidera acquisire la pre­ghiera interiore si decide a invocare il nome di Dio spesso, pressoché ininterrottamente, vale a dire pronuncia con le lab­bra la preghiera di Gesù:
"Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore! ".
Senza turbarsi se all'inizio que­sta invocazione sarà ancora impura a causa dei pensieri e fati­cosa a causa della pigrizia, egli la pronuncerà anzitutto a voce alta; quando poi si sarà affaticata la gola, comincerà a mormo­rarla sottovoce, e solo dopo con il pensiero, come consiglia lo ieromonaco Dorofej12.
Talvolta pronuncia tutte le parole della preghiera, cioè: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore!", talvolta anche abbreviata, cioè: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me", come insegna san Gregorio il Sinaita. Lo stesso aggiunge che l'invocazione abbreviata è più adatta per i principianti, anche se a dire il vero non respinge né l'una né l'altra, consigliando solo di non cambiare di frequente la formula di preghiera, per potersi meglio abituare all'invoca­zione (Dobrotoljubie nella I parte)13.
E per ridestarsi totalmente all'incessante proferimento della preghiera, chi desidera ap­prenderla si pone per regola, secondo il tempo, una determinata quantità di ripetizioni, vale a dire di recitare sul rosario qual­che centinaio o migliaio di preghiere giorno e notte, senza af­frettarsi, ma distintamente, articolando la lingua e le labbra...
Dopo un certo tempo, le labbra e la lingua di chi si esercita fi­niscono per abituarvisi e per così dire acquisiscono un movimento spontaneo, così che senza particolare sforzo si muove­ranno da sole pronunciando il nome di Dio, persino senza voce.
Col tempo, la mente comincerà ad acconsentire a questo movimento della lingua, e gradualmente si purificherà dalla distrazione fino a giungere all'attenzione della preghiera (un pò come i ragazzini imparano le lezioni a scuola, in principio solo con la ripetizione meccanica, ma frequente, della stessa cosa: prima fissano le parole nella memoria, pur senza comprender­ne il senso, poi, col passare del tempo, si rivela loro anche la comprensione di quel che, sia pure in modo inconsapevole, hanno ormai indelebilmente appreso).
Infine, potrà avvenire anche la discesa della mente nel cuore, come si esprimono i santi padri14, ovvero la mente, rivolgendosi nel cuore, lo riscal­da con il calore dell'amore di Dio, e ormai il cuore stesso, senza costrizione, liberamente, con indicibile dolcezza invoche­rà il nome di Gesù Cristo, effondendosi senza interruzione da­vanti a Dio, toccato dalla sua misericordia, come è scritto: Io dormo, ma veglia il mio cuore15.
La fecondità della frequente invocazione mentale del nome di Gesù Cristo è stata splendi­damente espressa da sant'Esichio: "Come la pioggia, quanto più scende abbondante, tanto più impregna la terra, così anche la terra del nostro cuore è plasmata e rallegrata dal nome di Cristo gioiosamente invocato, quanto più spesso lo pronunciamo"16.

Benché questo metodo, basato sull'esperienza e le osserva­zioni dei santi padri, sia sufficiente come guida pratica per raggiungere il fine desiderato della preghiera interiore, esistono tuttavia metodi più elevati, come l'attenzione e l'introduzione della mente nel cuore. Questo primo metodo è soprattutto in­dicato per coloro che non hanno ancora appreso l'attenzione e non sono in grado di lavorare proficuamente sul proprio cuore, ovvero può essere un'introduzione e preparazione ai metodi successivi. D'altra parte, secondo le diverse disposi­zioni e capacità, ognuno può scegliere il metodo più adatto per sé, come consiglia Niceforo il monaco (Dobrotoljubie nella II parte)17.

Seconda chiave
L'attenzione è la sorveglianza (custodia) della mente, come si esprime Niceforo il monaco18, ovvero l'attenzione è la raccolta della mente in se stessa, sprofondata nella meditazione di un unico oggetto, abbandonando tutti i pensieri e le rappresentazioni secondarie. Quanto questo sia necessario nell'opera­zione della preghiera lo testimoniano i santi Callisto e Ignazio, sostenendo che “l'attenzione che cerca la preghiera la trova si­curamente: la preghiera infatti consegue all'attenzione più che a qualsiasi altra cosa di cui ci si debba occupare” (Dobrotoljubie parte II, e. 24)19. Similmente scrive anche sant'Esichio: “Quan­to più presterai attenzione ai pensieri, tanto più ardentemen­te pregherai Gesù”20; e ancora che “la ragione della gioia e della pace del cuore è l'attenzione estrema”21, che è al­trettanto "indispensabile per la preghiera che il lucignolo per la luce della lampada”22.
Allo stesso modo anche Ni­ceforo il monaco, nell'esposizione dell'insegnamento sulla tec­nica della preghiera interiore, conclude infine che se non sa­rà agevole, seguendo il metodo indicato, discendere nel cuore, allora bisognerà adoperare tutta l'attenzione possibile durante la preghiera, ed essa sicuramente aprirà l'ingresso del cuore e dischiuderà la preghiera interiore, cosa che, come egli stesso assicura, è provata dall'esperienza (Dobrotoljubie parte II)23.
Anche la sacra Scrittura conferma questa verità, che senza at­tenzione non è possibile unirsi a Dio, quando dice: imparate e sappiate che io sono Dio. E così, colui che desidera attraverso l'attenzione ottenere la preghiera interiore, deve mantenersi, per quanto è possibile, in solitudine, evitare le conversazioni con la gente, operare la preghiera senza fretta e non tutta di seguito, ma con qualche intervallo, sprofondando la mente nelle parole della preghiera nello stesso modo in cui ci si concentra nella lettura di un libro, cacciando quanto più possibile i pensieri e fissando con tutte le forze l'attenzione su quel Gesù che invochiamo, e sulla sua misericordia, che imploriamo.
Talvolta, dopo aver mormo­rato la preghiera, è bene custodire un po' di silenzio, come nell'attesa della risposta di Dio (reactio), sforzandosi di man­tenere l'attenzione anche quando capita d'essere distratti, ri­cordando sempre che a causa del Signore ci siamo decisi a di­morare nell'incessante attenzione della preghiera, purificando la mente dai pensieri.

Terza chiave
La natura stessa, sembra, mostra che l'uomo racchiude in se stesso grandi e misteriosi presentimenti: le estasi improvvise, il gusto della dolcezza spirituale interiore, la tranquilla immersione in se stessi e così via sono segni, e seguendoli si possono raggiungere le più profonde rivelazioni. Molti persino tra i pri­mitivi, induisti, buddisti, lamaisti, brahmani e altri, hanno riconosciuto questa verità per via naturale, ovvero la fecondità della concentrazione in se stessi, e perciò, grazie all'aiuto di diversi metodi fisiologici, propongono una via verso il cuore, che rivela loro il mistero della preghiera spirituale. Gli antichi padri della chiesa, al di sopra di ogni metodo per la salvezza posero l'immersione in se stessi, ovvero l'attenzione al proprio cuore (la sobrietà), secondo le parole di Cristo Salvatore: “Purifica prima l'interno del bicchiere e del piatto, e allora anche l'esterno sarà puro 24. Uno dei filosofi contemporanei più noti in Europa, riconoscendo l'importanza del ritorno in se stessi, arriva addirittura a formulare il seguente assioma: "Tutti i concetti astratti, appresi solo dalla scuola, o dai libri, sono poco affidabili. Al fine di acquisire una conoscenza illu­minata e scoprire la verità è necessario scendere nelle profon­dità di se stessi, poiché nell'uomo interiore sta il pegno della conoscenza del mistero".
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NOTE
1 Sal 119,11.
2 Callisto Catafugiota, L'unione divina 19 (Filocalia IV, pp. 412-413).
3 Cf. Pseudo-Simeone il Nuovo Teologo, Le tre forme della preghiera (filocalia IV, pp. 509-510).
4 Tropario dall'ufficio comune per un martire con i sacri ordini.
5 Le 11, 1.
6 Dalla vita del nostro santo padre Massimo il Kausokalyba (Filocalia IV, pp. 5 r 7-520).
7 Nota a margine: "Vedi Dobrotoljubie parte prima". Cf. Simeone il Nuovo Teologo, Discorso sulla fede (Filocalia IV, p. 500).
8 Nota a margine: "Gregorio il Sinaita, Dobrotoljubie nella prima parte". Cf. Gregorio il Sinaita, L' esichia e i due modi della preghiera  (Filocalia III, pp. 585-586).
9 Le 17,21.
10 Cf. Gv 1,5.12; 12,28.
11 Esichio di Batos, A Teodulo 7 (Filocalia I, p. 231).
12 Di questo Florilegio compilato dal monaco russo Dorofej (prima metà del XVII secolo), molto diffuso in ambito monastico, esistevano varie edizioni a stampa impresse a Grodno alla fine del Seicento. Ignatij (Brjancaninov) ne vide un esemplare del 1697 nella biblioteca del monastero di Valaam; un altro esemplare (1690) si trovava nella biblioteca di Optina. Una copia manoscritta del XVIII secolo è conservata a San Panteleimon sul Monte Athos.
13 Cf. Gregorio il Sinaita, Come l'esicasta deve starsene seduto in preghiera (Filocalia III, pp. 597-598).
14 Cf. Niceforo l'Esicasta, Discorso sulla sobrietà (Filocalia III, pp. 525-526); Gregorio il Sinaita, L'esichia e i due modi della preghiera 2 (ibid., p. 586); Id., Come l'esicasta deve starsene seduto in preghiera (ibid., p. 599); Pseudo-Simeone il Nuovo Teologo, Le tre forme della preghiera (ibid. IV, pp. 510-513).
15 Ct 5,2.
16 Esichio di Batos, A Teodulo 41 (Filocalia I, p. 238).
17 Cf. Niceforo l'Esicasta, Discorso sulla sobrietà (Filocalìa III, p. 525)-
18 Ibid., p. 524.
19 Callisto e Ignazio Xanthopouloi, Metodo e canone rigoroso 24 (Filocalia IV, p. 187). La citazione è tratta da Nilo Asceta [Evagrio], "Discorso sulla preghiera 149 (Filocalia I, p. 289).
20 Esichio di Batos, A Teodulo 90 (Filocalia I, p. 247).
21 Cf. ibid. 91 (ibid.).
22 Ibid. 102 (Filocalia I, p. 248).
23 Niceforo l'Esicasta, Discorso sulla sobrietà (Filocalia I, pp. 526-527).
24 Cf. Mt 23,26.
 

Tratto da: RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO – ED. QIQAJON, a cui si rimanda vivamente per l’approfondimento.

http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm